Multilingua
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ionosfera.dev Presentazione di progetto Musei e patrimonio culturale 2026

VR Experience
per l'arte

Una piattaforma immersiva di proprietà del museo: la collezione diventa visitabile da ovunque, in più lingue, con guide in diretta e percorsi didattici, e allo stesso tempo si cataloga e si tutela.

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01 / Visibilità

Il museo smette di coincidere con il suo edificio

Il primo incontro con la collezione avviene quasi sempre su uno schermo, e quasi mai dentro uno spazio che il museo controlla. Una VR Experience ribalta questo rapporto.

Chi decide se venire, quanto restare e cosa vedere lo fa guardando immagini e pagine prodotte da altri: motori di ricerca, aggregatori turistici, fotografie di visitatori. Con una piattaforma propria il museo torna a essere la fonte della propria immagine, con le sue riprese, i suoi testi, la sua voce e il suo ordine di lettura delle sale.

La piattaforma è aperta tutti i giorni, a qualsiasi ora, anche quando le sale sono chiuse per allestimento, restauro, stagionalità o lavori. Le mostre temporanee, che oggi vivono poche settimane e poi si smontano, restano navigabili per sempre: ogni allestimento diventa un capitolo permanente della storia dell'istituzione invece di finire in un archivio fotografico che nessuno riapre.

Il virtuale non sottrae visite fisiche, le prepara. Chi ha già percorso le sale arriva sapendo cosa cercare e quanto tempo serve, e sceglie quel museo tra molti proprio perché lo ha già visto. Per il pubblico lontano, che non sarebbe comunque venuto, la piattaforma è invece l'unica visita possibile, e spesso l'inizio di una relazione che continua con l'iscrizione alla newsletter, con una donazione o con un acquisto nel bookshop.

Un museo più grande del suo edificio

La piattaforma consente al museo di andare oltre il proprio spazio fisico. Le sale reali hanno una superficie finita, pareti già occupate e vincoli di conservazione che limitano che cosa si può esporre e in che modo. Lo spazio virtuale non ha questi limiti: il museo può aggiungere ambienti che nell'edificio non esistono e mostrarvi ciò che oggi il pubblico non vede.

Le opere conservate nei depositi, che in molte collezioni sono più numerose di quelle esposte, possono avere sale dedicate. Le opere in prestito presso altre istituzioni restano visibili al loro posto durante l'assenza. Nuclei dispersi tra musei diversi possono essere riuniti come erano in origine, e mostre che per costi, assicurazioni o spazi non si potrebbero allestire dal vero possono essere progettate e aperte in forma digitale.

Il perimetro del museo non coincide più con le sue mura ma con la sua collezione e con il suo racconto, e può crescere nel tempo senza un metro quadro in più.

Veduta d'insieme del museo

Sempre aperto

Nessun orario e nessuna chiusura stagionale. La collezione resta raggiungibile anche durante allestimenti e restauri.

Mostre che non si smontano

Ogni esposizione temporanea continua a essere visitabile dopo la chiusura e continua a generare visite e citazioni.

Un archivio solo

Stampa, social, bandi, scuole e partner attingono allo stesso ambiente, aggiornato e di proprietà del museo.

Pubblico che non sarebbe mai arrivato

Chi vive lontano diventa visitatore, sostenitore e cliente del bookshop senza prendere un aereo.

02 / Accessibilità

Una sala che si raggiunge anche restando a letto

Per molte persone la visita virtuale non è un'alternativa comoda alla visita reale: è la sola visita possibile. La piattaforma è progettata a partire da loro.

Parliamo di persone con disabilità motorie, pazienti in degenza prolungata, ospiti di residenze per anziani, chi vive a migliaia di chilometri o non può sostenere il costo di un viaggio.

A queste condizioni si somma la natura degli edifici museali, spesso storici e vincolati: scale monumentali, dislivelli. La visita virtuale non sostituisce quegli interventi, ma garantisce fin da subito che nessuna parte della collezione resti irraggiungibile per qualcuno.

La piattaforma prevede modalità di comando alternative, testi ridimensionabili e ad alto contrasto, compatibilità con le tecnologie assistive per i contenuti scritti, audiodescrizioni per chi ha una disabilità visiva, video in lingua dei segni per chi ha una disabilità uditiva. Per chi trova faticoso orientarsi in uno spazio libero è disponibile un percorso guidato sala per sala, senza esplorazione autonoma.

Questa non è una funzione accessoria: per un'istituzione culturale pubblica o di pubblico interesse, rendere il patrimonio accessibile a chi non può raggiungerlo fa parte del mandato. È anche uno degli argomenti più solidi nelle candidature a bandi e nelle relazioni con fondazioni e sponsor, perché produce un beneficio verificabile e documentabile.

I livelli di accesso previsti

  1. Navigazione senza sforzo fisico

    Spostamenti a punti fissi, nessun percorso da compiere, nessuna postura da mantenere. Si visita da seduti, da sdraiati, con pause libere.

  2. Comandi alternativi

    Mouse, tastiera, schermo tattile. Aree di tocco ampie e nessuna azione che richieda precisione o rapidità.

  3. Testi leggibili da tutti

    Corpo del testo regolabile, contrasto elevato, nessuna informazione affidata al solo colore.

  4. Audiodescrizione delle opere

    Descrizione narrata di composizione, soggetto, materiali e dettagli, pensata per chi non vede l'immagine e utile a chiunque.

  5. Sottotitoli e lingua dei segni

    Ogni contenuto parlato ha la sua trascrizione, e le audioguide possono avere una versione video in LIS o in altre lingue dei segni.

03 / Lingue

Ogni opera parla la lingua di chi la guarda

Il multilingua non è una traduzione dell'interfaccia: è la possibilità di raccontare la stessa collezione con parole, riferimenti e tempi diversi a seconda del pubblico.

La piattaforma tiene separati i livelli linguistici, perché hanno costi e cicli di aggiornamento diversi. Le etichette dell'interfaccia si traducono una volta sola e non cambiano quasi mai. Le schede delle opere si traducono una volta e si ritoccano di rado. Le audioguide richiedono una registrazione. I testi delle mostre temporanee cambiano a ogni allestimento. Dividere questi livelli significa poter attivare una nuova lingua sull'interfaccia e sulle schede senza aspettare di aver doppiato tutte le narrazioni.

Aggiungere una lingua non comporta rifare la piattaforma, né duplicare le sale o le opere. Ogni testo è una voce identificata da una chiave, e una lingua è semplicemente un elenco di quelle voci tradotte. Il museo può affidare il file a un traduttore esterno, riceverlo compilato e caricarlo: la nuova lingua compare nel selettore senza alcun intervento sul codice e senza rischio di rompere il resto.

Le voci narranti seguono la stessa logica. Si può partire con una sintesi vocale di buona qualità per coprire subito molte lingue e sostituirla in un secondo momento, lingua per lingua, con registrazioni di madrelingua o di attori. La sostituzione non tocca l'impianto: cambia solo il file audio associato a quella opera e a quella lingua.

Oltre alle lingue del turismo internazionale, un museo ha spesso bisogno delle lingue del proprio territorio: quelle delle comunità straniere presenti, quelle dei paesi confinanti. Anche la lingua dei segni va trattata come lingua a pieno titolo, con un proprio canale video e non come sottotitolo. Ogni versione linguistica ha inoltre un proprio indirizzo condivisibile, quindi può essere indicizzata dai motori di ricerca e diffusa in modo mirato nei paesi di interesse.

Il selettore mostra solo le lingue effettivamente pubblicate, così il visitatore non incontra mai una versione incompleta, e ogni lingua può essere attivata o sospesa dal museo in autonomia.

  • Italiano
  • Inglese
  • Francese
  • Tedesco
  • Spagnolo
  • Cinese
  • Lingua dei segni
Selettore delle lingue nell'interfaccia

I livelli di traduzione

LivelloChe cosa comprendeFrequenza di aggiornamento
InterfacciaMenu, pulsanti, messaggi, istruzioni, moduliUna volta sola, poi quasi mai
Schede delle opereTitolo, autore, datazione, tecnica, testo critico breveAlla catalogazione e a ogni revisione scientifica
Narrazione audioAudioguide, audiodescrizioni, commenti del curatorePer campagne, una lingua alla volta
Mostre temporaneeTesti di sala, pannelli, percorso dedicatoA ogni nuovo allestimento

La tabella descrive l'impianto dei contenuti, non un impegno di traduzione: il numero di lingue attive si decide in fase di progetto e si amplia nel tempo.

04 / Visita guidata

Una guida vera, dentro lo spazio virtuale

Il visitatore non resta solo davanti a un'interfaccia. Un operatore del museo conduce la visita, decide cosa mostrare, si ferma sui dettagli.

La sessione si apre con un link o con un codice. Da quel momento la scena è condotta dalla guida e tutti i partecipanti vedono lo stesso punto della sala, esattamente come accade in una visita reale.

La guida dispone degli stessi strumenti che userebbe in sala, tradotti nello spazio virtuale: si sposta da un punto all'altro portando con sé il gruppo, si sofferma su un dipinto, richiama una scheda o un documento d'archivio nel momento in cui serve. Il pubblico interviene con la voce, e la guida può cedere il comando a un partecipante per un momento di esplorazione libera.

Dal punto di vista gestionale si tratta di un servizio nuovo che non consuma capienza: le sale reali hanno un numero massimo di persone per turno e una disponibilità di orari limitata, mentre una visita condotta a distanza si può programmare anche nei giorni di chiusura e in fasce orarie compatibili con altri fusi. Il museo può includerla nelle convenzioni con scuole, associazioni e agenzie.

La figura della guida resta centrale e non viene sostituita da un sistema automatico. È la competenza di chi conduce a fare la differenza tra una sequenza di immagini e una visita: la piattaforma le mette a disposizione una sala senza limiti di posti e senza vincoli di distanza.

05 / Educational

Percorsi diversi per chi impara in modo diverso

La stessa collezione può essere letta a profondità differenti. Il museo costruisce percorsi distinti per età, per grado di scuola e per obiettivo didattico, tutti sullo stesso patrimonio digitalizzato.

Un bambino di otto anni e uno studente universitario hanno bisogno di due racconti diversi davanti alla stessa tela. Oggi la differenza la fa solo la guida, quando c'è. Nella piattaforma il percorso è un livello di contenuto: cambiano i testi, la lunghezza delle narrazioni, il vocabolario, le domande poste e perfino le opere selezionate, mentre l'ambiente resta lo stesso. Il museo crea quanti percorsi vuole e li pubblica quando sono pronti.

Gli strumenti didattici sono pensati per l'uso reale in classe. I percorsi tematici attraversano le sale seguendo un filo (il colore, il ritratto, il committente, la tecnica esecutiva, il rapporto con la città) invece dell'ordine cronologico dell'allestimento. Le attività a domande verificano l'attenzione senza trasformare la visita in un test.

L'uso può essere collettivo o individuale. L'insegnante conduce la visita dalla lavagna interattiva con tutta la classe, oppure assegna il percorso come compito da svolgere a casa, dove ogni studente procede con il proprio ritmo, riascolta quello che non ha capito e torna sulle opere che lo interessano. Per le scuole lontane o prive di fondi per il trasporto, questa è spesso l'unica forma possibile di rapporto con il museo.

Per l'istituzione significa diventare un fornitore stabile di contenuti didattici, riconoscibile e citabile, con una relazione continuativa con le scuole del territorio e con quelle di altre regioni. Il loro utilizzo produce dati utili per le relazioni annuali e per i bandi sull'educazione al patrimonio.

Percorso didattico utilizzato in classe

06 / Patrimonio

Digitalizzare è anche un atto di tutela

Sotto l'esperienza di visita c'è un archivio che ha valore per sé: riprese dei dipinti ad altissima risoluzione e rilievi tridimensionali delle opere plastiche, catalogati e conservati dal museo.

La stessa campagna di acquisizione produce due risultati distinti: i contenuti che alimentano la visita virtuale e una documentazione scientifica utilizzabile per lo studio, il restauro, l'assicurazione e i prestiti.

Per i dipinti, per i disegni, per le stampe e per i manoscritti la ripresa avviene per porzioni successive, con illuminazione controllata e riferimento colorimetrico, e le porzioni vengono poi ricomposte in un'unica immagine di dimensioni molto grandi. Il risultato consente di avvicinarsi alla singola pennellata, di leggere la trama della tela, le craquelure, le firme, le iscrizioni, i pentimenti e i piccoli danni. È un livello di osservazione che dal vero è impossibile, perché in sala l'opera è protetta, distante, spesso dietro un vetro e con una luce pensata per la conservazione e non per l'analisi.

Per le sculture, i reperti archeologici, gli oggetti d'arte applicata, gli arredi e gli elementi architettonici il rilievo avviene in tre dimensioni, attraverso fotogrammetria o scansione. Si ottiene un modello misurabile, osservabile da ogni lato e da angolazioni che in sala non sono disponibili, compresi il retro, la base e il sottosquadro. Il modello serve alla visita, ma serve soprattutto allo studio, al confronto con altri esemplari, alla progettazione degli allestimenti e alla riproduzione fisica, ad esempio per realizzare copie tattili destinate ai visitatori non vedenti.

Sul piano della tutela, una documentazione digitale accurata è una assicurazione. Registra lo stato dell'opera in un momento preciso e diventa il termine di confronto per ogni verifica successiva: dopo un prestito, dopo una movimentazione, dopo un intervento di restauro, dopo un evento accidentale. In caso di furto, incendio, sisma o degrado, il modello e le immagini restano l'unica testimonianza fedele di quello che c'era, e sono la base di qualsiasi ricostruzione o riproduzione.

Infine c'è la catalogazione. Ogni opera acquisita porta con sé i propri dati: identificativo di inventario, autore, titolo, datazione, tecnica, misure, provenienza, collocazione, stato conservativo, bibliografia.

Modello tridimensionale di una scultura

07 / Proprietà e interfaccia

Una piattaforma del museo, non un profilo su un servizio altrui

Tutto quello che viene prodotto resta al museo: i file, i modelli, i testi, l'applicazione. Nessun canone verso una piattaforma terza, nessuna dipendenza da servizi che possono cambiare condizioni o chiudere.

La differenza rispetto ai servizi in abbonamento non è soltanto economica. Quando i contenuti vivono su una piattaforma di terzi, il museo perde il controllo su cose che lo riguardano direttamente: l'aspetto dell'interfaccia, la presenza di marchi e filigrane altrui, la pubblicità, i suggerimenti automatici che portano il visitatore verso altri musei, i dati di chi visita, la possibilità di esportare tutto in un formato riutilizzabile. Le condizioni possono cambiare unilateralmente, i prezzi possono salire, il servizio può essere venduto o interrotto, e a quel punto il lavoro di anni diventa difficile da recuperare.

Con una piattaforma proprietaria il museo riceve i sorgenti e i file originali, decide dove ospitarli, sceglie chi ne cura la manutenzione e può cambiare fornitore senza perdere nulla. I contenuti sono in formati aperti e documentati, quindi restano leggibili nel tempo: è una condizione necessaria per un'istituzione che ragiona su decenni e non su stagioni commerciali.

L'interfaccia è interamente personalizzabile e viene costruita sull'identità visiva esistente: colori istituzionali, caratteri, logo, linguaggio dei comandi, struttura della navigazione, continuità con il sito ufficiale. Due musei che adottano la stessa tecnologia non si somigliano, perché l'aspetto non è un tema preconfezionato ma una veste progettata. La stessa veste può essere aggiornata in occasione di un cambio di immagine coordinata, di una mostra o di un anniversario, senza rimettere mano ai contenuti.

Sul piano dei costi, il modello è quello di un investimento iniziale seguito da una manutenzione contenuta, invece di un canone che cresce nel tempo e non lascia nulla. È una distinzione rilevante anche per la finanza pubblica e per i bandi, dove un investimento in beni digitali e in documentazione del patrimonio è spesso ammissibile mentre un abbonamento a un servizio commerciale non lo è.

Il trattamento dei dati segue la stessa logica: le statistiche di visita restano al museo, non vengono cedute a terzi e non alimentano profilazioni pubblicitarie. Per un'istituzione che ospita scuole e minori, questo è un punto non negoziabile.

Confronto tra i due modelli

CriterioPiattaforma di proprietàServizio in abbonamento
Proprietà dei contenutiDel museo, con file originali consegnatiOspitati da terzi, esportazione spesso parziale
Costi nel tempoInvestimento iniziale e manutenzioneCanone ricorrente, soggetto a revisione
AspettoProgettato sull'identità dell'istituzioneTema comune a tutti i clienti del servizio
Marchi e pubblicità di terziAssentiPresenti o rimovibili a pagamento
Dati dei visitatoriRestano al museoRaccolti anche dal fornitore
ContinuitàIndipendente da un singolo fornitoreLegata alla vita commerciale del servizio

08 / Distribuzione

Lo stesso progetto su ogni supporto, anche senza rete

Dalla stessa base di contenuti si generano il sito accessibile da browser, l'applicazione che funziona senza collegamento, la versione per i totem e quella per i visori.

Non si tratta di progetti diversi da rifare ogni volta, ma di uscite differenti dello stesso archivio: un aggiornamento dei contenuti si propaga a tutte le versioni previste.

La versione offline è un'applicazione autonoma che contiene i contenuti al proprio interno e non richiede alcun collegamento. Serve in molte situazioni concrete: sedi museali con rete lenta o assente, scuole con connessioni limitate o filtrate, ospedali e residenze con reti chiuse per motivi di sicurezza, fiere e manifestazioni dove la rete pubblica è congestionata, sedi distaccate e allestimenti temporanei. Si distribuisce su un computer, su una chiavetta o su un dispositivo già predisposto, e funziona allo stesso modo il primo giorno e a distanza di anni, indipendentemente da cosa accade in rete.

La versione per totem è pensata per il funzionamento non presidiato. Si avvia da sola all'accensione, occupa tutto lo schermo, non consente di uscire verso il sistema operativo, ha comandi grandi adatti al tocco e torna automaticamente alla schermata iniziale dopo un periodo di inattività, così ogni visitatore trova la postazione nello stesso stato. Può essere collocata nelle sale di attesa, nelle biblioteche, negli uffici turistici, negli aeroporti e nelle stazioni, negli ospedali, nelle scuole e presso istituzioni partner.

Questo apre anche una possibilità di promozione fuori sede: il museo porta la propria esperienza dove si trova il pubblico, con un totem e nulla di più. Un'istituzione può ospitare per un periodo l'esperienza di un'altra, e nascono così scambi e reti tra musei che non richiedono la movimentazione di alcuna opera, con costi assicurativi e logistici pari a zero.

Totem interattivo collocato nel museo

Le uscite previste

Browser

Accesso dal sito del museo, da computer, tablet e telefono, senza installare nulla.

Applicazione offline

Pacchetto autonomo per Windows e macOS, funziona senza collegamento e senza servizi esterni.

Totem e chioschi

Modalità a schermo intero, avvio automatico, ritorno alla schermata iniziale, nessun accesso al sistema.

Visori VR

Versione immersiva per dispositivi autonomi, con la stessa base di contenuti.

  • Scuole
  • Ospedali e RSA
  • Uffici turistici
  • Fiere ed eventi
  • Musei partner

09 / Visori

La visita immersiva con i dispositivi VR

Sui visori autonomi l'esperienza cambia natura: si percepiscono la scala reale delle opere e le proporzioni dell'architettura, cosa che nessuno schermo può restituire.

Davanti a una tela di quattro metri o dentro una sala affrescata, la dimensione è parte del significato. Un dipinto monumentale visto su un monitor diventa un'immagine come tutte le altre, mentre nel visore conserva il suo rapporto con il corpo di chi guarda: si alza lo sguardo, ci si avvicina, si percepisce l'altezza della volta. Questo vale in modo particolare per l'arte concepita per un luogo preciso, dove la collocazione fa parte dell'opera.

Dentro il museo il visore diventa una postazione dedicata, collocata in una sala o in uno spazio didattico. Consente di mostrare quello che non è visibile: ambienti chiusi al pubblico, depositi, cantieri di restauro, allestimenti storici documentati solo da fotografie, e soprattutto il contesto originario delle opere che oggi sono esposte fuori dal loro luogo.

Fuori dal museo il visore è uno strumento di promozione efficace in contesti dove lo spazio è poco e il tempo è breve: fiere del turismo, eventi cittadini, giornate nelle scuole, iniziative in ospedali e residenze. Le sessioni sono brevi, condotte da un operatore, con un percorso già impostato che porta il visitatore ai punti più significativi in pochi minuti.

L'esperienza immersiva usa gli stessi contenuti delle altre versioni. Non è un progetto separato e non richiede una seconda campagna di acquisizione.

  • Scala reale
  • Sale non accessibili
  • Contesto originario
  • Allestimenti storici
  • Modalità chiosco
  • Sessioni brevi
Visitatore che utilizza un visore VR

10 / Narrazione

Chi accompagna il visitatore

Una voce che racconta e, dove serve, una figura visibile che accoglie e guida. La narrazione è ciò che trasforma una sequenza di immagini in una visita.

Il museo sceglie il registro: la voce del curatore, quella di un attore, quella di un personaggio legato alla storia della collezione, o una guida virtuale che compare nello spazio.

La voce narrante lavora su più livelli. C'è la narrazione di percorso, che accompagna gli spostamenti e spiega la logica delle sale. C'è la narrazione di opera, più breve, che si attiva quando il visitatore si sofferma su un'opera. C'è l'audiodescrizione, pensata per chi non vede l'immagine e utile a chiunque voglia capire come è costruita. C'è infine la narrazione di approfondimento, per chi vuole andare oltre la scheda. Ogni livello è indipendente, quindi si può ampliare nel tempo senza rifare il resto, e ogni livello esiste in ciascuna lingua pubblicata.

L'avatar è una figura visibile che accoglie il visitatore all'ingresso, indica la direzione, mostra un dettaglio, propone un percorso e resta disponibile durante la visita. Serve soprattutto a due tipi di pubblico: chi ha poca dimestichezza con le interfacce digitali e trova più naturale seguire una persona che leggere istruzioni, e i bambini, che restano più a lungo e capiscono di più quando qualcuno li accompagna. Può essere una figura neutra e discreta, coerente con l'identità dell'istituzione, oppure un personaggio legato alla collezione: un committente, un artista, un custode storico del museo. La scelta va calibrata, perché l'obiettivo resta l'opera e non l'intrattenimento.

Sul piano realizzativo si può partire da una sintesi vocale di buona qualità, che consente di coprire subito molte lingue e molti contenuti, e passare progressivamente a registrazioni professionali per le lingue e i percorsi più utilizzati. La sostituzione è trasparente per il visitatore e non richiede modifiche alla piattaforma. Per l'avatar il livello di realismo, il movimento e la sincronizzazione con il parlato si definiscono in fase di progetto, tenendo conto che un avatar sobrio invecchia meglio di uno molto caratterizzato.

Avatar che guida il visitatore

I livelli di narrazione

  1. Narrazione di percorso

    Accompagna gli spostamenti tra le sale e spiega il criterio dell'allestimento.

  2. Narrazione di opera

    Commento breve che si attiva sulla singola opera, con la possibilità di proseguire nell'approfondimento.

  3. Audiodescrizione

    Descrizione della composizione e dei materiali per chi non vede l'immagine.

  4. Versione per bambini

    Testi più brevi, linguaggio concreto, tono narrativo, durata calibrata sull'attenzione.

  5. Avatar di accoglienza

    Figura visibile che introduce la visita, indica i percorsi e resta disponibile come aiuto.

  6. Guida in diretta

    Quando è programmata, la voce registrata lascia il posto a una persona reale che conduce la visita.

11 / In sintesi

Che cosa resta al museo

Non un servizio in affitto, ma un patrimonio digitale: un archivio documentato delle opere, un'esperienza di visita che il museo controlla e può far crescere, e una presenza che continua a lavorare anche a sale chiuse.

  1. L'archivio digitale delle opere

    Immagini ad altissima risoluzione, modelli tridimensionali e dati di catalogo, consegnati nei formati concordati.

  2. La piattaforma di visita

    Ambiente navigabile con schede, narrazioni, percorsi tematici e selettore delle lingue, personalizzato nell'aspetto.

  3. Le versioni per ogni supporto

    Sito, applicazione offline, totem, visori, tutte alimentate dallo stesso archivio.

  4. Gli strumenti per l'educazione

    Percorsi differenziati per grado scolastico, materiali per gli insegnanti, attività e schede stampabili.

  5. La visita condotta a distanza

    Strumento per le guide del museo, con gestione dei gruppi.

  6. L'autonomia di gestione

    Testi e immagini aggiornabili dal personale del museo, senza dipendere dal fornitore (se previsto dalla struttura del progetto).

Tempi, dimensione della campagna di acquisizione e numero di lingue si definiscono dopo il sopralluogo, sulla base delle sale e delle opere selezionate.